Concorso SSM Chirurgia: 10 quiz con soluzioni
Dieci domande di chirurgia nello stile del Concorso SSM, con la risposta corretta e il ragionamento. Vengono dalla banca domande di IT.med, che ha 126 domande di chirurgia.
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Un uomo di 45 anni cade dalla scala e riprende conoscenza, poi dopo un'ora presenta sonnolenza ingravescente, anisocoria destra ed emiparesi sinistra. La TC cranio mostra una raccolta biconvessa iperdensa temporale destra.
Qual è la gestione più appropriata di questa lesione?
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Risposta: B. Craniotomia urgente per evacuazione dell'ematoma, con stabilizzazione delle vie aeree e della pressione
Spiegazione: L'ematoma epidurale acuto può espandersi rapidamente e causare erniazione, come suggeriscono l'anisocoria e l'emiparesi controlaterale. Il trattamento è la craniotomia urgente con contestuale stabilizzazione delle vie aeree e dell'emodinamica; osservazione e terapia medica da sole ritardano un intervento salva-vita.
- A. Il peggioramento neurologico con anisocoria indica un effetto massa acuto che richiede intervento immediato.
- C. I farmaci non risolvono la compressione cerebrale causata dalla raccolta ematica.
- D. La puntura lombare è pericolosa in presenza di effetto massa e rischio di erniazione.
Fonti: ESTES guidelines on traumatic brain injury in the emergency setting, European Society for Trauma and Emergency Surgery, 2024
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Una donna di 55 anni viene diagnosticata con un carcinoma duttale infiltrante della mammella sinistra di 1.5 cm di diametro massimo. La lesione è unifocale, i recettori ormonali sono positivi, HER2 è negativo. All'ecografia ascellare non si evidenziano linfonodi sospetti (cN0). La paziente esprime forte ansia riguardo alla scelta tra terapia conservativa e mastectomia totale.
Quale affermazione descrive correttamente il confronto tra chirurgia conservativa (quadrantectomia) associata a radioterapia e mastectomia totale in questa paziente, secondo i dati della letteratura consolidata?
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Risposta: A. Nelle pazienti idonee con tumore iniziale, chirurgia conservativa più radioterapia e mastectomia offrono sopravvivenza globale comparabile, pur differendo per recidiva locale, effetti e preferenze
Spiegazione: In una neoplasia iniziale resecabile, la chirurgia conservativa associata a radioterapia è un’alternativa oncologicamente valida alla mastectomia per pazienti idonee, con sopravvivenza globale comparabile. La scelta va condivisa considerando estensione, margini, possibilità di radioterapia, rischio individuale e preferenze; l’esito cosmetico non è garantito in modo uniforme. La mastectomia può essere preferita per motivi clinici o personali, ma non comporta automaticamente un vantaggio di sopravvivenza. entrambe le strategie richiedono discussione multidisciplinare e informazione sulle conseguenze attese; la sopravvivenza comparabile non equivale a identico rischio di recidiva locale: la radioterapia riduce tale rischio dopo chirurgia conservativa, mentre l’indicazione individuale va discussa con l’équipe senologica.
- B. La mastectomia non ha dimostrato un vantaggio universale di sopravvivenza rispetto alla chirurgia conservativa più radioterapia nelle pazienti idonee.
- C. La radioterapia è di norma parte del trattamento conservativo, anche con margini indenni, salvo eccezioni selezionate.
- D. La dissezione ascellare non è necessaria di routine; la stadiazione linfonodale dipende da caratteristiche e percorso terapeutico.
Fonti: AIOM, Linee guida carcinoma della mammella, 2024; NICE NG101, Early and locally advanced breast cancer, aggiornamento 2023
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Un uomo di 68 anni con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) severa è candidato a lobectomia polmonare per un nodulo maligno. La spirometria evidenzia un FEV1 pari al 52% del predetto e la DLCO (capacità di diffusione del monossido di carbonio) è pari al 48% del predetto.
Secondo l'algoritmo di valutazione cardiopolmonare preoperatoria per resezione polmonare (linee guida ESTS/ERS), qual è il passo successivo più indicato?
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Risposta: C. Calcolare ppoFEV1 e ppoDLCO e completare con CPET se uno dei valori o la valutazione clinica indica riserva funzionale ridotta
Spiegazione: Con FEV1 e DLCO inferiori all’80% del predetto, si calcolano i valori postoperatori stimati per la resezione pianificata. Se la riserva prevista è ridotta, si completa la valutazione con test da sforzo e CPET secondo l’algoritmo aggiornato; un singolo valore spirometrico non basta a dichiarare il paziente inoperabile. Il CPET misura la capacità di esercizio e contribuisce a stimare il rischio perioperatorio. la decisione finale considera comorbilità, tipo di resezione e alternative oncologiche; le soglie dipendono dall’algoritmo e dal contesto, quindi non si deve usare un cutoff isolato come veto automatico alla chirurgia; il caso va discusso in team multidisciplinare.
- A. Un FEV1 ridotto non esclude automaticamente la chirurgia; servono i valori postoperatori stimati e la valutazione complessiva.
- B. La funzione respiratoria residua va stimata prima della resezione quando FEV1 o DLCO sono ridotti.
- D. La TC descrive l’anatomia ma non misura la riserva funzionale né la capacità di esercizio.
Fonti: ERS/ESTS, Clinical practice guideline on fitness for curative intent treatment of lung cancer, 2025
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Un uomo di 66 anni, ex-fumatore (ha smesso da 5 anni), iperteso, si presenta dal medico di medicina generale per una visita di controllo. Non riferisce dolore addominale o lombare, e non vi è reperto di masse pulsanti all'esame obiettivo.
Qual è la raccomandazione di screening più appropriata per l'aneurisma dell'aorta addominale (AAA) in questo paziente, in base alle linee guida della Società Italiana di Chirurgia Vascolare (SICVE) e internazionali?
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Risposta: D. Ecografia dell’aorta una tantum per gli uomini di 65-75 anni con storia di fumo, anche se asintomatici
Spiegazione: Per un uomo di 67 anni che ha fumato, l’ecografia dell’aorta addominale una tantum è il test di screening raccomandato da varie linee guida vascolari. L’offerta organizzata e i criteri di accesso possono variare nel contesto regionale italiano; l’assenza di una massa palpabile non esclude l’aneurisma. Lo screening riguarda la popolazione asintomatica selezionata per età e storia di fumo. un aneurisma già noto richiede invece sorveglianza secondo diametro e crescita; l’ecografia misura il diametro senza esposizione a radiazioni e consente di individuare aneurismi prima della comparsa di una massa palpabile; la frequenza dei controlli successivi dipende dal diametro rilevato.
- A. L’esame obiettivo non esclude un aneurisma dell’aorta addominale e non è un test di screening affidabile.
- B. La TC espone a radiazioni e non è il test di screening iniziale raccomandato nell’asintomatico.
- C. La radiografia non misura in modo affidabile il diametro aortico e non è un esame di screening.
Fonti: ESVS, Clinical Practice Guidelines on the Management of Abdominal Aorto-Iliac Artery Aneurysms, 2024
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Un uomo di 64 anni, in ottime condizioni generali e con aspettativa di vita > 15 anni, viene diagnosticato con adenocarcinoma prostatico, Gleason Score 3+3=6 (ISUP Gruppo Grado 1), stadio clinico T1c (nodulo non palpabile, riscontro per PSA elevato pari a 5.2 ng/ml). La biopsia mostra solo 2 prelievi positivi su 12, con coinvolgimento < 30% di ciascun prelievo.
Qual è la gestione terapeutica iniziale raccomandata in prima istanza dalle linee guida nazionali ed europee per questo paziente?
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Risposta: A. Sorveglianza attiva con controlli periodici di PSA, esplorazione rettale, RM multiparametrica ed eventuale re-biopsia secondo protocollo
Spiegazione: Questo paziente presenta un carcinoma prostatico a basso rischio e basso volume, per il quale la sorveglianza attiva è l’opzione iniziale raccomandata se il paziente aderisce al protocollo. Il monitoraggio include PSA, rivalutazione clinica, RM e biopsie secondo il programma concordato; la scelta va condivisa con il paziente. La sorveglianza attiva è distinta dall’attesa vigile, perché mantiene un programma di controllo finalizzato a intervenire se la malattia progredisce. la preferenza del paziente e la possibilità di aderire ai controlli sono centrali; la strategia non significa ignorare la neoplasia: il trattamento curativo resta disponibile in caso di progressione confermata, secondo criteri concordati e preferenze del paziente.
- B. La chirurgia immediata non è obbligatoria per un tumore a basso rischio e può esporre a effetti avversi senza beneficio proporzionato.
- C. La terapia ormonale non è trattamento iniziale standard per un carcinoma localizzato a basso rischio.
- D. La radioterapia palliativa è destinata al controllo dei sintomi di malattia avanzata, non al tumore localizzato descritto.
Fonti: EAU Guidelines on Prostate Cancer, 2025; AIOM, Linee guida carcinoma della prostata, 2024
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Un uomo di 34 anni arriva in pronto soccorso dopo un incidente motociclistico ad alta energia. È pallido, sudato, con frequenza cardiaca 132 al minuto e pressione arteriosa 84/50 mmHg; l'ecografia addominale mostra liquido libero. Il chirurgo di guardia attiva il protocollo di emorragia massiva.
Quale combinazione è appropriata nella rianimazione iniziale del trauma emorragico?
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Risposta: A. Trasfusione bilanciata precoce con emazie, plasma e piastrine, controllo rapido del sanguinamento e acido tranexamico nelle prime tre ore
Spiegazione: Nel trauma emorragico la priorità è controllare rapidamente la fonte di sanguinamento e rianimare con una trasfusione bilanciata precoce, evitando la diluizione da cristalloidi. L'acido tranexamico riduce la mortalità se somministrato entro le prime tre ore, mentre una strategia guidata dalla sola emoglobina non corregge la coagulopatia del trauma.
- B. L'infusione massiccia di cristalloidi diluisce i fattori della coagulazione e peggiora l'acidosi senza correggere l'emorragia.
- C. Nel trauma emorragico la soglia trasfusionale è permissiva e la decisione si basa sul sanguinamento attivo e sul quadro clinico.
- D. L'acido tranexamico è efficace quando viene somministrato precocemente e non dopo ventiquattro ore.
Fonti: WSES guidelines on massive bleeding in trauma, World Society of Emergency Surgery, 2024
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Un uomo di 32 anni deve essere sottoposto a splenectomia programmata per via laparoscopica a causa di una sferocitosi ereditaria sintomatica refrattaria alla terapia medica.
Quando vanno somministrati, se possibile, i vaccini indicati contro pneumococco, meningococco e Haemophilus influenzae tipo b prima di una splenectomia elettiva?
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Risposta: D. Almeno 14 giorni prima dell'intervento, idealmente in tempo per completare i cicli vaccinali indicati.
Spiegazione: Nei candidati a splenectomia elettiva si programmano i vaccini indicati per l'asplenia almeno 14 giorni prima dell'intervento, così da consentire una risposta immunitaria prima della rimozione della milza. La pianificazione deve seguire il calendario aggiornato per pneumococco, meningococco, Haemophilus influenzae tipo b e influenza, tenendo conto di precedenti dosi e richiami. Se l'intervento è urgente, non si ritarda per vaccinare: i vaccini mancanti si somministrano dopo l'intervento secondo le raccomandazioni vigenti. La vaccinazione va associata a educazione sul rischio di sepsi e alla necessità di assistenza urgente in caso di febbre.
- A. La vaccinazione immediatamente prima dell'intervento non lascia il tempo necessario per sviluppare una risposta immunitaria adeguata.
- B. La vaccinazione postoperatoria è necessaria se non effettuata prima, ma per un intervento programmato si preferisce vaccinare prima.
- C. Rimandare per sei mesi lascia a lungo il paziente senza la protezione vaccinale necessaria.
Fonti: ISS, Epicentro, Vaccinazioni per gruppi di popolazione a rischio, consultato nel 2026; SIMIT, Vademecum Vaccini Adulto, sezione asplenia e iposplenia
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Un uomo di 58 anni ricoverato per diverticolite acuta continua ad avere febbre, dolore in fossa iliaca sinistra e leucocitosi dopo 72 ore di antibiotici endovena. La TC mostra una raccolta pelvica circoscritta di 6,5 cm, a distanza dal sigma, compatibile con ascesso diverticolare di Hinchey II.
Qual è il trattamento più indicato in questa fase per risolvere la raccolta ascessuale, minimizzando l'invasività?
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Risposta: A. Drenaggio percutaneo TC-guidato o ecoguidato, se accessibile, con prosecuzione degli antibiotici e coltura del materiale.
Spiegazione: La raccolta descritta è un ascesso pelvico di 6,5 cm a distanza dal sigma, associato a febbre persistente dopo 72 ore di antibiotici. In un paziente stabile, il drenaggio percutaneo guidato da TC o ecografia è l'approccio mininvasivo indicato se la raccolta è accessibile, mantenendo la terapia antibiotica e inviando il materiale per coltura. Le soglie dimensionali variano, ma le dimensioni, la mancata risposta e la sede sostengono qui il drenaggio. Se non è possibile drenare o il paziente peggiora, si rivaluta rapidamente il controllo chirurgico della fonte La procedura consente anche di caratterizzare il microrganismo e può evitare una colectomia urgente, ma richiede sorveglianza clinica e radiologica per verificare che la raccolta si riduca. La presenza di una raccolta accessibile e la persistenza dei segni infettivi rendono meno appropriato continuare la sola terapia medica senza intervenire sul focolaio..
- B. La resezione urgente non è la prima scelta mininvasiva per un ascesso circoscritto accessibile in un paziente stabile.
- C. Il drenaggio transcolonscopico non è una procedura standard per questa raccolta e può aumentare il rischio di perforazione.
- D. La raccolta è ampia e persiste nonostante terapia; è necessario ottenere controllo del focolaio e rivalutare la risposta clinica.
Fonti: Linee Guida SICCR sulla diverticolite acuta; WSES Guidelines on Acute Diverticulitis
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Un paziente di 79 anni viene diagnosticato con volvolo del sigma. All'esame obiettivo l'addome è teso ma trattabile, non vi sono segni di peritonite (rebound o difesa addominale assenti) e il paziente è emodinamicamente stabile. La TC addome conferma l'assenza di segni di ischemia intestinale o perforazione.
Qual è il trattamento di prima linea raccomandato dalle linee guida in assenza di peritonite o segni di necrosi?
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Risposta: C. Detorsione endoscopica urgente, poi resezione precoce da considerare
Spiegazione: In assenza di peritonite, ischemia o perforazione, la prima scelta è la detorsione e decompressione endoscopica urgente, con valutazione della vitalità mucosa e posizionamento di tubo rettale se indicato. Dopo detorsione riuscita va offerta una sigmoidectomia precoce, spesso nello stesso ricovero, per ridurre l’elevato rischio di recidiva. Dopo detorsione si controlla la vitalità della mucosa e si può lasciare un tubo rettale. la sola decompressione senza trattamento definitivo espone a frequenti recidive; la recidiva dopo sola detorsione è frequente e la colectomia riduce questo rischio; la tempistica dipende da comorbilità e idoneità operatoria; la scelta e la tempistica si individualizzano in base a fragilità, rischio anestesiologico e obiettivi di cura.
- A. In assenza di ischemia, perforazione o peritonite, la resezione d’urgenza non è il primo intervento se la detorsione endoscopica è fattibile.
- B. Questi interventi non detorcono il sigma e possono ritardare la decompressione necessaria.
- D. La litotrissia tratta calcoli urinari e non ha alcun ruolo nel volvolo colico.
Fonti: WSES, Consensus Guidelines on Sigmoid Volvulus Management, 2023
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Un uomo di 73 anni viene condotto in pronto soccorso in stato confusionale, con dolore addominale acuto irradiato alla schiena. Pressione arteriosa 80/45 mmHg, frequenza cardiaca 122 bpm. All'esame obiettivo si palpa una massa addominale pulsante espansiva. L'ecografia rapida (Focus) evidenzia un aneurisma dell'aorta addominale di 7 cm con versamento retroperitoneale.
Quale strategia di gestione emodinamica immediata è raccomandata durante il trasferimento urgente in sala operatoria per limitare il rischio di sanguinamento fatale?
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Risposta: A. Fluidi restrittivi e ipotensione permissiva fino al controllo emorragico, mantenendo coscienza e perfusione d’organo
Spiegazione: In caso di rottura di aneurisma aortico, si attiva subito il team vascolare e si procede al controllo emorragico urgente. Prima del controllo prossimale si usano fluidi con cautela e si accetta una pressione più bassa purché siano preservati coscienza e perfusione; un target numerico rigido non è universale. La priorità è portare rapidamente il paziente al controllo definitivo dell’emorragia, senza ritardi per esami non necessari. la pressione va interpretata insieme a coscienza e perfusione periferica; la decisione viene coordinata con anestesista e chirurgo vascolare durante il trasferimento in sala; non si persegue la normalizzazione della pressione prima di ottenere il controllo emostatico.
- B. L’aumento pressorio prima del controllo dell’emorragia può favorire nuovo sanguinamento e non è la strategia raccomandata.
- C. Un’ipotensione profonda compromette la perfusione coronarica e cerebrale e non è un obiettivo terapeutico.
- D. L’evacuazione rimuoverebbe il tamponamento e aggraverebbe l’emorragia.
Fonti: ESVS, Clinical Practice Guidelines on the Management of Abdominal Aorto-Iliac Artery Aneurysms, 2024
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