Concorso SSM Reumatologia: 10 quiz con soluzioni

Reumatologia al concorso SSM valuta l'articolazione e il sistema. Serve distinguere dolore infiammatorio e meccanico, riconoscere artrite settica e vasculite, e trattare senza ritardo artrite reumatoide, gotta e polimialgia reumatica. Il monitoraggio del metotrexato e dei biologici fa parte della risposta, così come le manifestazioni oculari e polmonari che cambiano la gestione e la prevenzione dell'osteoporosi da steroidi.

Dove si perdono punti

  • Non riconoscere l'artrite settica e trattare un'articolazione calda come un riacutizzarsi.
  • Iniziare allopurinolo durante un attacco acuto di gotta senza copertura adeguata.
  • Dimenticare il monitoraggio del metotrexato, l'acido folico e il rischio teratogeno.
  • Trascurare sintomi sistemici, cutanei o renali in un quadro reumatologico.

Linea guida di riferimento: Il concorso SSM segue le linee guida della Società Italiana di Reumatologia e le raccomandazioni SNLG su artrite reumatoide, gotta e terapie biologiche.

Dieci domande di reumatologia nello stile del Concorso SSM, con la risposta corretta e il ragionamento. Vengono dalla banca domande di IT.med, che ha 19 domande di reumatologia.

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  1. 1 / 10

    Una ragazza di 24 anni presenta da qualche mese malessere generale, artralgie simmetriche alle mani, eritema malare a farfalla dopo esposizione solare e ulcere orali non dolorose. Gli esami ematochimici mostrano positività per ANA (1:640 omogeneo), anticorpi anti-dsDNA ad alto titolo e ipocomplementemia C3 e C4. L'esame delle urine rivela proteinuria di 1.5 g/24 ore e sedimento attivo con ematuria micro.

    Quale indagine è indicata per classificare il coinvolgimento renale e guidare la terapia?

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    Risposta: D. Biopsia renale percutanea, se non controindicata

    Spiegazione: Nel LES, proteinuria superiore a 0,5 g/die o sedimento urinario attivo richiedono valutazione nefrologica e considerazione della biopsia renale, se sicura e non controindicata. L'istologia definisce classe e attività della nefrite, informazioni che guidano la scelta e l'intensità della terapia; sierologia ed ecografia non forniscono questa classificazione.

    • A. Anti-dsDNA e complemento aiutano a valutare l'attività del lupus, ma non identificano la classe istologica della nefrite.
    • B. L'ecografia può valutare dimensioni renali e ostruzione, ma non classifica il danno glomerulare.
    • C. La clearance della creatinina stima la funzione globale e non definisce la lesione istologica.

    Fonti: American College of Rheumatology, Guideline for the Screening, Treatment, and Management of Lupus Nephritis, 2024; KDIGO, Clinical Practice Guideline for the Management of Lupus Nephritis, 2024

  2. 2 / 10

    Una donna di 28 anni lamenta astenia, piastrinopenia, ulcere orali ricorrenti ed eritema malare. Agli esami del sangue si riscontra ipocomplementemia (C3 e C4 ridotti) ed elevati titoli di anticorpi anti-DNA nativo.

    Qual è il significato più probabile della riduzione di C3 e C4 in questo contesto?

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    Risposta: A. Consumo del complemento per attivazione della via classica da immunocomplessi

    Spiegazione: Nel LES, gli immunocomplessi possono attivare la via classica del complemento e determinare riduzione di C3 e C4. L'ipocomplementemia può accompagnare l'attività di malattia, inclusa la nefrite, ma non è da sola sufficiente per diagnosticare una riacutizzazione.

    • B. Un deficit congenito è possibile ma non è la spiegazione più probabile di una riduzione associata a segni di attività lupica.
    • C. La perdita enterica di proteine può ridurre proteine plasmatiche, ma non è il meccanismo tipico in questo quadro.
    • D. Una ridotta sintesi epatica può influire sul complemento in epatopatia grave, ma non è la spiegazione principale nel LES attivo descritto.

    Fonti: EULAR, Recommendations for the management of systemic lupus erythematosus, 2023 update

  3. 3 / 10

    Un uomo di 62 anni con storia di ipertensione ed obesità si presenta con febbre, dolore violento ed eritema lucido a livello dell'articolazione metatarso-falangea del primo dito del piede destro (podagra).

    Qual è la diagnosi più probabile di questa monoartrite acuta?

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    Risposta: A. Artrite da cristalli di urato monosodico, con presentazione podagrosa

    Spiegazione: Dolore intenso, eritema e tumefazione della prima metatarso-falangea sono tipici di podagra da cristalli di urato monosodico. Tuttavia, la febbre e una prima monoartrite impongono di valutare l'artrite settica; l'analisi del liquido sinoviale può identificare cristalli e ricercare infezione.

    • B. La condrocalcinosi può causare monoartrite acuta, spesso a ginocchio o polso, ma la sede e il quadro sono più tipici della gotta.
    • C. L'artrite reumatoide si presenta di solito come poliartrite persistente e simmetrica, non come tipica podagra isolata.
    • D. L'artrite settica non può essere esclusa dai soli segni clinici e va considerata in ogni monoartrite febbrile, soprattutto se il quadro è atipico o grave.

    Fonti: EULAR, Recommendations for the diagnosis of gout, 2018; EULAR, Recommendations for the management of gout, 2016

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  5. 4 / 10

    Una donna di 31 anni si presenta per inquadramento diagnostico dopo aver subito una trombosi venosa profonda della vena succlavia sinistra non provocata e tre consecutivi aborti spontanei avvenuti prima della 10ª settimana di gestazione, escluse altre cause anatomiche o ormonali.

    Quali criteri di laboratorio, persistenti a distanza di almeno 12 settimane, sono necessari per confermare la diagnosi di Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi (APS)?

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    Risposta: A. Presenza di Lupus Anticoagulant (LAC), anticorpi anti-cardiolipina (aCL IgG/IgM) o anticorpi anti-beta2-glicoproteina I (anti-beta2GPI IgG/IgM)

    Spiegazione: La trombosi non provocata e tre aborti consecutivi prima della 10ª settimana soddisfano un criterio clinico classificativo per APS, dopo esclusione di altre cause. Occorre documentare almeno un test antifosfolipide criterio positivo in due prelievi distanziati di almeno 12 settimane; questi sono criteri classificativi e non sostituiscono il giudizio clinico.

    • B. Errato. Questi anticorpi sono caratteristici del Lupus Eritematoso Sistemico (LES). Sebbene l'APS possa essere secondaria al LES, la positività di ANA e dsDNA non fa parte dei criteri diagnostici specifici dell'APS.
    • C. Errato. Si tratta di trombofilie ereditarie, mentre l'APS è una trombofilia acquisita autoimmune caratterizzata da anticorpi specifici.
    • D. Errato. Gli ANCA sono associati a vasculiti sistemiche e le crioglobuline a sindromi crioglobulinemiche, non all'APS.

    Fonti: Criteri di Sydney per la classificazione dell’APS, 2006; EULAR recommendations for the management of antiphospholipid syndrome in adults, 2019

  6. 5 / 10

    Una donna di 68 anni riferisce comparsa graduale, da circa un mese, di intenso dolore e rigidità mattutina (durata > 1 ora) a livello del cingolo scapolare (spalle) e pelvico (anche, cosce), che rende difficoltoso alzarsi dal letto e pettinarsi. Non riferisce cefalea, disturbi visivi o claudicatio masseterina. Gli esami ematochimici mostrano VES 65 mm/ora e PCR 48 mg/L. Il fattore reumatoide e gli anticorpi anti-CCP sono negativi.

    Qual è la diagnosi più probabile e quale terapia iniziale è appropriata, ricordando che la risposta agli steroidi non è da sola diagnostica?

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    Risposta: D. Polimialgia reumatica probabile; esclusa arterite a cellule giganti e diagnosi alternative, prednisone 12,5-25 mg/die con rivalutazione clinica

    Spiegazione: Età oltre 50 anni, dolore e rigidità bilaterali dei cingoli con indici infiammatori elevati e assenza di debolezza muscolare orientano verso polimialgia reumatica. Dopo aver valutato arterite a cellule giganti e diagnosi alternative, si può iniziare prednisone 12,5-25 mg/die; la risposta clinica va rivalutata e non conferma da sola la diagnosi.

    • A. L'artrite reumatoide colpisce tipicamente le piccole articolazioni ed è spesso associata a FR/anti-CCP positivi, senza la tipica risoluzione drammatica con bassi dosaggi steroidei.
    • B. La fibromialgia si presenta con dolore diffuso non limitato ai cingoli, indici di flogosi normali e non risponde agli steroidi.
    • C. La polimiosite causa deficit di forza muscolare (ipostenia motoria) oggettivabile, mentre la PMR causa dolore/rigidità senza ipostenia intrinseca; le CPK sono normali nella PMR.

    Fonti: EULAR/ACR, recommendations for polymyalgia rheumatica, 2015; SIR, raccomandazioni per la polimialgia reumatica, 2023

  7. 6 / 10

    Una donna di 67 anni, in menopausa dall'età di 51 anni, esegue una densitometria ossea (MOC-DEXA) che mostra un T-score di -2.8 a livello del collo femorale e di -3.0 a livello della colonna lombare. Riferisce che la madre ha subito una frattura del femore a 75 anni. La paziente non ha mai subito fratture e non assume farmaci osteopenizzanti.

    In una donna in postmenopausa con T-score ≤ -2,5, quale terapia farmacologica è generalmente indicata per ridurre il rischio di frattura?

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    Risposta: C. Avviare un bisfosfonato orale, per esempio alendronato o risedronato, insieme a un apporto adeguato di calcio e vitamina D

    Spiegazione: I T-score di -2,8 al femore e -3,0 alla colonna soddisfano la definizione densitometrica di osteoporosi e indicano una valutazione per terapia antifratturativa. Un bisfosfonato orale è una scelta iniziale comune se non vi sono controindicazioni; calcio e vitamina D vanno adeguati al fabbisogno, mentre la rimborsabilità SSN segue i criteri della Nota AIFA 79.

    • A. L'integrazione di calcio e vitamina D è necessaria ma insufficiente da sola per T-score inferiori a -2.5 (osteoporosi severa).
    • B. La TOS non è indicata come terapia di prima linea per l'osteoporosi in post-menopausa tardiva per i rischi cardiovascolari e oncologici correlati.
    • D. Il Teriparatide (osteoformatore) è riservato a forme gravi con fratture multiple o fallimento dei bisfosfonati.

    Fonti: SIOMMMS, Linee guida per diagnosi e terapia dell’osteoporosi, 2023; AIFA, Nota 79, aggiornamento 2025

  8. 7 / 10

    Una donna di 72 anni si presenta in ambulatorio lamentando cefalea temporale destra di nuova insorgenza, di intensità severa, associata a dolore alla masticazione (claudicatio mandibolare). Riferisce inoltre due episodi di perdita transitoria della vista all'occhio destro (amaurosis fugace) nelle ultime 48 ore. Gli esami mostrano una PCR di 65 mg/L e una VES di 98 mm/h.

    Sospettando fortemente un'arterite a cellule giganti (arterite di Horton), qual è l'approccio terapeutico iniziale più corretto?

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    Risposta: C. Avviare subito boli EV di metilprednisolone per i sintomi visivi e organizzare la biopsia senza attendere il referto

    Spiegazione: L'arterite a cellule giganti con amaurosi fugace è un'emergenza per il rischio di cecità, perciò i glucocorticoidi ad alte dosi vanno iniziati subito; con sintomi visivi si considerano boli endovenosi di metilprednisolone. Ecografia o biopsia dell'arteria temporale vanno organizzate prontamente, ma l'inizio della terapia non deve attendere la conferma istologica.

    • A. La biopsia non deve ritardare i corticosteroidi in presenza di sintomi visivi, perché l'ischemia può causare cecità permanente.
    • B. L'aspirina non tratta la vasculite e non riduce il rischio visivo abbastanza da giustificare il rinvio della terapia urgente.
    • D. Le immunoglobuline non sono la terapia iniziale standard dell'arterite a cellule giganti; il trattamento urgente si basa sui glucocorticoidi.

    Fonti: EULAR, Recommendations for the use of imaging in large vessel vasculitis, 2023; British Society for Rheumatology, Guideline on diagnosis and treatment of giant cell arteritis, 2020

  9. 8 / 10

    Una donna di 47 anni ha dolore bilaterale alle mani da tre mesi, con rigidezza mattutina di un'ora e tumefazione delle articolazioni metacarpofalangee. La radiografia mostra erosioni precoci.

    Quale strategia iniziale è raccomandata?

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    Risposta: A. Iniziare metotrexato e acido folico, con rivalutazione ravvicinata

    Spiegazione: Nell'artrite reumatoide il trattamento va iniziato precocemente con un farmaco di fondo, e il metotrexato è la prima scelta nella maggior parte dei pazienti. Si associa acido folico per ridurre gli effetti avversi e si rivaluta la risposta con un approccio treat to target. I glucocorticoidi possono essere usati a breve termine come ponte, ma non come terapia unica prolungata.

    • B. Il paracetamolo controlla solo parzialmente il dolore e non modifica la progressione erosiva della malattia.
    • C. Il corticosteroide può essere usato a breve termine, ma la monoterapia prolungata non è raccomandata per gli effetti avversi.
    • D. L'artrite reumatoide va trattata precocemente per prevenire le erosioni e la disabilità, quindi l'attesa non è giustificata.

    Fonti: EULAR, EULAR recommendations for the management of rheumatoid arthritis with synthetic and biological disease-modifying antirheumatic drugs: 2022 update

  10. 9 / 10

    Un uomo di 29 anni ha lombalgia infiammatoria da otto mesi, che migliora con l'esercizio e peggiora a riposo, con rigidità mattutina. È positivo per HLA-B27. Le radiografie mostrano sacroiliite.

    Qual è il trattamento iniziale?

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    Risposta: C. Farmaci antinfiammatori non steroidei associati a esercizi

    Spiegazione: Nella spondiloartrite assiale il trattamento iniziale combina farmaci antinfiammatori non steroidei e un programma di esercizi e fisioterapia. Se la risposta è insufficiente si considera una terapia biologica, di norma un inibitore del TNF o un inibitore dell'interleuchina 17. Il riposo prolungato e la monoterapia steroidea sistemica non sono raccomandati.

    • A. Il corticosteroide sistemico prolungato non è raccomandato nella spondiloartrite assiale per gli effetti avversi e la limitata efficacia.
    • B. La sacroiliite bilaterale con HLA-B27 e lombalgia infiammatoria orienta verso una spondiloartrite, non verso una infezione.
    • D. Il riposo prolungato peggiora la rigidità e la funzione, mentre l'esercizio fisico è parte integrante della terapia.

    Fonti: EULAR, EULAR recommendations for the management of axial spondyloarthritis: 2022 update

  11. 10 / 10

    Una donna di 70 anni in post-menopausa viene ricoverata per una frattura da fragilità del collo del femore. La MOC DXA evidenzia un T-score di -3.2 a livello femorale. La calcemia e la Vitamina D sono nei limiti di norma.

    Qual è il trattamento di prima linea (dopo la correzione del Ca/Vit D)?

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    Risposta: C. Un bisfosfonato, per esempio alendronato o zoledronato

    Spiegazione: Una frattura di femore da fragilità richiede prevenzione farmacologica secondaria, oltre a correzione di eventuali deficit di calcio e vitamina D e valutazione delle cause. La Nota AIFA 79 aggiornata nel 2025 indica alendronato, risedronato o zoledronato come prima scelta dopo una o due fratture, mentre i farmaci anabolici sono riservati a condizioni di rischio più elevato definite.

    • A. A 70 anni la terapia ormonale sostitutiva non è la scelta iniziale per la prevenzione secondaria dopo frattura di femore, dato il rapporto rischi-benefici.
    • B. Teriparatide è riservato a specifici profili di rischio molto elevato o a fallimento terapeutico; una singola frattura con T-score -3,2 non basta a renderlo automaticamente prima scelta secondo Nota 79.
    • D. Denosumab è un'opzione terapeutica valida in specifici casi, ma non è obbligatorio né la scelta iniziale universale rispetto ai bisfosfonati.

    Fonti: AIFA, Nota 79, aggiornamento 26 settembre 2025

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